Microsoft Office: diffusione e possibilità di un mercato dell’usato

Uno dei prodotti che viene maggiormente trattato nel settore del software di seconda mano, o usato che dir si voglia, è Microsoft Office, la office suite sviluppata dalla casa di Redmond e presentata al mercato nel lontano agosto 1988.
Se ad oggi Microsoft è diventato il leader nel mercato dei software di produttività personale è grazie all’ampio parco di applicazioni incluse nelle versioni disponibili tanto a livello business, quanto a livello consumer, sia al costante impegno profuso in termini di nuove funzionalità in ogni nuova edizione rilasciata: da Office 2003, passando per Office 2007, Office 2010, Office 2013 fino a Office 2016 e Office 365, evoluzione nel cloud proposta dalla software house.

Il mercato italiano non è molto differente da quello internazionale e vede Microsoft Office come lo strumento di riferimento secondo l’analisi del market share condotta da webmasterpro.de, con una copertura della office suite di Microsoft di oltre l’80% del mercato, con tutti i concorrenti spartirsi la quota rimanente.
Quando si tratta di un software di produttività, le aziende e i liberi professionisti, così come i privati, scelgono la suite di applicazioni di Redmond, che sia per scrivere un testo su Word, compilare un foglio elettronico con Excel o gestire le proprie comunicazioni via posta elettronica tramite Outlook. Un’analisi svolta su 155 esperti aziendali di IT a livello mondiale, condotta da Forrester, mostra però, tramite una survey condotta prima dell’avvento di Office 2016, un uso non aggiornato della suite. Una vasta fascia di postazioni usa edizioni datate di Office: Office 2010 è presente con una bsael dell’80%; Office 2007 al 55%,; e un non esiguo22% utilizza ancora Office 2003.

Country

OpenOffice

MS Office

Apple iWork

WordPerfect

Italy

18 %

81 %

1.5 %

0.9 %

Molte realtà, quindi, non usano per lavoro software aggiornato e tra i motivi principali vi sono anche i costi necessari per affrontare un adeguamento delle postazioni di lavoro. Questo porta ad ambienti aziendali in cui sono presenti le funzionalità base di una suite office, la cui produttività non viene però pienamente espressa nel suo potenziale: possono mancare importanti funzionalità, presenti solo nelle ultime versioni di Office e assenti in quelle più datate, oltre che a una gestione delle interfacce e di opzioni aggiuntive sviluppate solo grazie all’esperienza accumulata tra le varie edizioni. Da notare anche come i dati mostrino una non omogeneità del software all’interno degli stessi uffici con conseguenti perdite di tempo e problemi di compatibiità nella condivisione delle informazioni e dei file.

Oggi varie aziende sfruttano il mondo del secondhand software per acquistare licenze di Office usate. Un investimento in asset informatici meno costoso consente di risolvere problemi tecnici dovuti al mancato aggiornamento delle postazioni di lavoro o, al contrario, di accedere a una versione non più commercializzata da parte del vendor, nei casi in cui le esigenze d’uso non siano tali da richiedere la totalità delle funzioni disponibili nell’ultima release.

Infine, alcune aziende sfruttano il mercato dell’usato per ottenere licenze di Office altrimenti non ottenibili, in quanto vendute unicamente tramite licenze a volume, come ad esempio Office Professional Plus, dotato tra gli altri di Access o Skype for Business. E’ evidente come molte aziende abbiano avuto modo, tramite la libertà e la totale liceità della rivendita di software sancita dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea C-128/11 del 3 Luglio 2012, di poter cogliere importanti opportunità nella gestione dei propri asset software per migliorare la produttività aziendale e assecondare le necessità di aggiornarsi, anche senza le disponibilità finanziarie di un completo rinnovo proposto dai vendor e sfruttando le risorse economiche loro disponibili.